Come scelgono le fonti le AI
Quando chiedi qualcosa a ChatGPT con la ricerca attiva, o quando Google mostra una risposta generata in cima ai risultati, succede più o meno la stessa cosa: l'AI fa delle ricerche sul web, legge le pagine che trova e scrive una risposta citando quelle più utili.
Google descrive due meccanismi nella sua guida per le funzioni di AI generativa:
- Il grounding (in inglese anche RAG): il modello non risponde "a memoria", ma si appoggia a pagine trovate nell'indice in quel momento.
- Il "query fan-out": la domanda dell'utente viene spezzata in più ricerche collegate. Chi chiede "piatti in grès fatti a mano a Como" può far partire ricerche su laboratori, prezzi, negozi e spedizioni.
La conseguenza pratica è semplice: per essere citato, il tuo sito deve prima essere trovato in quelle ricerche. Se non compare su Google o su Bing per gli argomenti del tuo lavoro, è difficile che un'AI lo scelga come fonte.
A Como Ceramiche Rinaldi produce piatti in grès fatti a mano, con prezzi da € 18,90. In Lombardia altri laboratori artigiani sono elencati per provincia.
A Como Ceramiche Rinaldi produce piatti in grès fatti a mano, con prezzi da € 18,90. In Lombardia altri laboratori artigiani sono elencati per provincia.
Google: AI Overviews e modalità AI
La buona notizia è che Google non chiede niente di nuovo. Nella pagina Funzionalità di AI e il tuo sito web scrive che non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire nelle AI Overviews o nella modalità AI. Servono due condizioni:
- la pagina deve essere indicizzata;
- deve poter mostrare uno snippet, cioè l'estratto di testo sotto il titolo nei risultati.
Google aggiunge che, anche con tutti i requisiti, la presenza non è garantita. Poi elenca le pratiche consigliate, che sono quelle della SEO fatta bene:
- lasciare entrare i crawler, anche a livello di hosting o di CDN;
- collegare le pagine tra loro con link interni;
- tenere le informazioni importanti in forma di testo;
- offrire una buona esperienza sulla pagina, anche da telefono;
- avere dati strutturati coerenti con quello che si legge nella pagina;
- tenere aggiornati Google Business Profile e, per chi vende online, Merchant Center.
Le stesse pagine spiegano anche come limitare l'uso dei tuoi contenuti: con nosnippet, max-snippet o noindex decidi cosa può essere mostrato. Attenzione, perché sono comandi che valgono anche per i risultati normali.
ChatGPT: il crawler da lasciar entrare
Per ChatGPT la regola è scritta nelle domande frequenti per editori: qualsiasi sito pubblico può comparire nella ricerca. La condizione tecnica è non bloccare OAI-SearchBot, il crawler che OpenAI usa per la ricerca.
Nella pagina sui suoi crawler OpenAI ne distingue tre:
- OAI-SearchBot: serve a mostrare i siti nei risultati di ChatGPT. I siti che lo escludono non compaiono nelle risposte con ricerca.
- GPTBot: raccoglie contenuti che possono servire ad addestrare i modelli. Bloccarlo dice che non vuoi che i tuoi testi finiscano nell'addestramento.
- ChatGPT-User: visita una pagina quando un utente lo chiede in quel momento. Non serve a decidere cosa compare nella ricerca.
Le regole sono indipendenti: puoi bloccare GPTBot e lasciare entrare OAI-SearchBot. OpenAI indica anche che, dopo una modifica al robots.txt, servono circa 24 ore perché la ricerca si adegui.
Due dettagli utili dalle stesse FAQ: per tenere fuori una pagina da ChatGPT si usa il meta tag noindex (e il crawler deve poter leggere la pagina per vederlo); e ChatGPT può conoscere l'indirizzo di una pagina anche da un fornitore di ricerca esterno.
Perplexity, Claude e Copilot
Gli altri seguono la stessa logica, con nomi diversi:
- Perplexity usa PerplexityBot per mostrare e linkare i siti nei risultati, e dichiara che non lo usa per addestrare modelli. Perplexity-User visita le pagine su richiesta di un utente e in genere non segue robots.txt.
- Anthropic (Claude) distingue ClaudeBot, per l'addestramento, Claude-User, per le richieste degli utenti, e Claude-SearchBot, per la qualità della ricerca. Bloccare quest'ultimo può ridurre la visibilità nelle risposte.
- Microsoft Copilot si appoggia a Bing. Qui conta essere indicizzati bene su Bing, cosa che molte PMI trascurano.
Bloccare i crawler di addestramento (GPTBot, ClaudeBot, Google-Extended) è una scelta legittima e non ti toglie dai risultati di ricerca. Google, per esempio, scrive che Google-Extended non influisce sulla presenza nella Ricerca e non è un fattore di posizionamento. Bloccare i crawler di ricerca, invece, ti toglie dalle risposte.
robots.txt: chi far entrare
robots.txt è il file, nella radice del sito, che dice ai crawler cosa possono visitare. Per un'azienda che vuole farsi trovare, la regola di partenza è: porte aperte ai crawler di ricerca, decisione libera su quelli di addestramento.
Un esempio per un sito inventato, Ceramiche Rinaldi:
| Crawler | A cosa serve | Scelta |
|---|---|---|
| Googlebot | Ricerca Google, comprese le AI Overviews | Ammesso |
| Bingbot | Ricerca Bing e Copilot | Ammesso |
| OAI-SearchBot | Ricerca di ChatGPT | Ammesso |
| PerplexityBot | Risultati di Perplexity | Ammesso |
| Claude-SearchBot | Ricerca di Claude | Ammesso |
| GPTBot, ClaudeBot, Google-Extended | Addestramento dei modelli | A scelta dell'azienda |
Un controllo da fare sempre: non basta il robots.txt. Alcuni hosting e servizi di protezione bloccano i bot "sconosciuti" a livello di firewall. OpenAI pubblica gli indirizzi IP dei suoi crawler proprio per poterli autorizzare. Se il sito risponde con un errore a quei crawler, robots.txt può dire quello che vuole: non entrano.
Cosa conta davvero nel contenuto
Una volta che i crawler entrano, la scelta tra una pagina e l'altra la fa il contenuto. Google, nella guida già citata, insiste su pochi punti:
- Contenuti originali, con un punto di vista proprio. Non ripetere quello che si trova già ovunque: una pagina generica sui "vantaggi della ceramica" ha mille concorrenti, una pagina su "come scegliamo l'argilla per i nostri piatti, con i tempi di cottura" ne ha pochi.
- Esperienza diretta: dati, esempi e dettagli che può scrivere solo chi fa quel lavoro.
- Struttura chiara: paragrafi, sezioni e titoli pensati per chi legge.
- Niente pagine fatte in serie per ogni variante di ricerca: tante pagine non rendono un sito più autorevole.
- Niente menzioni costruite ad arte in giro per il web: secondo Google non aiutano.
Bing, presentando il suo rapporto sulle citazioni nelle risposte AI, aggiunge indicazioni molto concrete: sezioni con titoli chiari, tabelle e domande e risposte; esempi, dati e fonti; contenuti aggiornati; informazioni locali (indirizzo, orari, contatti) sempre corrette.
Il modo di scrivere una pagina che le AI riprendono volentieri lo trovi spiegato passo per passo nella nota su com'è fatta una risposta citabile.
Cosa non serve
Intorno alle AI è nato un piccolo mercato di "trucchi". Google ne smonta diversi nella sua guida:
- File speciali per le AI, come llms.txt: la Ricerca Google li ignora.
- Spezzare i testi in frammenti pensati per le AI: non esiste una lunghezza ideale di pagina.
- Riscrivere tutto "per le AI" o inseguire ogni variante di parola chiave: i modelli capiscono sinonimi e intenzioni.
- Dati strutturati come scorciatoia: non sono obbligatori per le funzioni di AI e non c'è un markup speciale. Restano utili per i risultati arricchiti.
- Strumenti che promettono di "entrare" negli algoritmi: Google scrive che nessuno strumento esterno ha accesso ai suoi sistemi di posizionamento o di AI.
Come misurare i risultati
Senza misura si lavora alla cieca. Gli strumenti ufficiali sono tre:
- Google Search Console. Le visite dalle AI Overviews e dalla modalità AI rientrano nel rapporto Prestazioni, tipo di ricerca "Web". Google ha introdotto anche un rapporto dedicato alle funzioni di AI generativa, indicato nella sua guida.
- Google Analytics. ChatGPT aggiunge
utm_source=chatgpt.comai link verso il tuo sito: filtrando quella sorgente vedi quante visite arrivano e cosa fanno. - Bing Webmaster Tools. Il rapporto sulle prestazioni AI mostra quante volte le tue pagine vengono citate in Copilot e nei riassunti di Bing, e per quali ricerche.
La misura che conta di più, però, resta quella commerciale: quante richieste di preventivo arrivano da chi ti ha trovato tramite un'AI. Per i miei clienti la tengo in un report mensile: le richieste al mese da sorgenti AI, da confrontare con il periodo prima degli interventi.
Checklist e costi
Prima di investire in contenuti nuovi, controlla questi punti:
- Le pagine principali sono indicizzate su Google e su Bing.
- robots.txt ammette Googlebot, Bingbot, OAI-SearchBot, PerplexityBot e Claude-SearchBot.
- Il firewall dell'hosting non blocca quei crawler.
- Servizi, zone, prezzi di partenza e contatti sono scritti in testo, non solo in immagini.
- Ogni pagina importante risponde subito alla domanda del cliente.
- Google Business Profile e sito dicono le stesse cose.
- Search Console, Analytics e Bing Webmaster Tools sono attivi e collegati.
L'analisi SEO e GEO che fa questi controlli parte da € 600, con i risultati in 5 giorni. Le pagine con risposte dirette si scrivono da € 200, e il monitoraggio mensile su Google e sulle AI parte da € 150. Nessuno di questi servizi garantisce una citazione: garantisce che il sito non abbia ostacoli e che ogni mese sappia cosa sta funzionando.
Una parte di questi controlli (regole per le AI nel robots.txt, dati strutturati, llms.txt, title e descrizione) la fa in pochi secondi Controlla il tuo sito, gratis e senza lasciare l'email.