La risposta breve
Dal 28 giugno 2025 in Italia si applica il decreto legislativo 82/2022, che recepisce la direttiva europea sull'accessibilità, l'European Accessibility Act. Per un'azienda privata vuol dire una cosa precisa:
- se dal sito vendi o fai concludere contratti ai consumatori (negozio online, prenotazioni con pagamento, abbonamenti), il sito e l'app devono essere accessibili;
- la regola tecnica di riferimento sono le WCAG 2.1 di livello AA, richiamate dalla norma europea EN 301 549;
- sono esentate le microimprese che forniscono servizi: meno di 10 persone e fatturato o bilancio annuo fino a 2 milioni di euro;
- vigila AgID, che dall'11 marzo 2026 raccoglie le segnalazioni dei consumatori.
Accessibile vuol dire che il sito si usa anche con un lettore di schermo, con la sola tastiera, con poca vista o con le mani che tremano.
Sei obbligato? Le tre domande
1. Dal sito si vende o si conclude un contratto? La legge parla di servizi di commercio elettronico: tutto ciò che il cliente compra o sottoscrive a distanza, dal sito o dall'app. Un negozio online ci rientra in pieno; una prenotazione con pagamento o un abbonamento anche. Un sito vetrina che mostra i servizi e raccoglie contatti, di norma, no.
2. A comprare sono consumatori? L'obbligo riguarda i servizi per i consumatori, cioè i privati. Un portale riservato ai clienti aziendali o un e-commerce solo all'ingrosso ne restano fuori.
3. Sei una microimpresa? Le microimprese che forniscono servizi sono esentate: meno di 10 persone e fatturato annuo o totale di bilancio fino a 2 milioni di euro. Basta superare la soglia delle persone, oppure entrambe le soglie economiche, per perdere l'esenzione.
Ci sono altri settori coperti, come banche, trasporti, telecomunicazioni ed e-book: qui parlo solo del caso più comune per una PMI, il negozio o il servizio venduto dal sito.
Cosa deve avere un sito accessibile
Le WCAG 2.1 sono una lista di criteri verificabili. Nei siti delle PMI, i problemi più comuni riguardano cinque punti:
- Contrasto del testo. Grigio chiaro su bianco o testo sopra una foto non si legge con poca vista.
- Testi alternativi. Ogni immagine che dà un'informazione (prodotto, taglia, colore) deve avere una descrizione.
- Uso da tastiera. Menu, filtri, carrello e pagamento devono funzionare senza mouse, con il punto in cui ci si trova sempre visibile.
- Moduli con etichette. Ogni campo deve dire cosa scrivere, e gli errori devono essere spiegati a parole, non solo con il rosso.
- Struttura e lingua. Titoli in ordine, lingua della pagina dichiarata, link che dicono dove portano.
Oltre al sito, il decreto chiede di pubblicare le informazioni sull'accessibilità del servizio: come sono soddisfatti i requisiti e come segnalare un problema. Le linee guida di AgID chiedono anche di non usare sistemi di tracciamento da cui si possa capire se un utente ha una disabilità.
Basta un widget di accessibilità?
No. I widget che aggiungono un'icona con «aumenta il testo» o «alto contrasto» lavorano sopra la pagina, ma non correggono il codice che c'è sotto. Se un'immagine non ha la descrizione, se un campo del carrello non ha l'etichetta o se il pulsante «Paga» non si raggiunge da tastiera, il problema resta.
L'accessibilità si sistema nel tema e nei modelli delle pagine, una volta, e poi si controlla a ogni modifica importante.
Tempi, controlli e sanzioni
- Dal 28 giugno 2025 i nuovi servizi devono essere accessibili.
- Fino al 28 giugno 2030 al massimo si possono continuare a usare i prodotti già in uso prima di quella data per fornire il servizio; i contratti firmati prima valgono per non più di cinque anni.
- Linee guida di AgID adottate con la determinazione n. 38 del 4 marzo 2026.
- Segnalazioni: dall'11 marzo 2026 i consumatori possono segnalare un servizio non accessibile ad AgID, che avvia una fase di confronto con l'azienda.
- Sanzioni: da 5.000 a 40.000 euro per chi non rispetta i requisiti, e da 2.500 a 30.000 euro per chi non collabora con l'autorità o non applica le correzioni richieste.
Esiste anche la possibilità di dimostrare un onere sproporzionato, cioè che adeguarsi costerebbe troppo rispetto alle dimensioni dell'azienda. Va motivata e documentata, e rivalutata nel tempo: non è una scappatoia automatica.
Da dove partire
- Rispondi alle tre domande qui sopra. Se sei una microimpresa, l'obbligo non c'è, ma un sito accessibile vende a più persone, e titoli ordinati e testi alternativi aiutano anche su Google.
- Fai un primo controllo. Controlla il tuo sito verifica gratis alcuni punti di base, come testi alternativi e lingua della pagina.
- Prova a comprare senza mouse. Dalla pagina prodotto al pagamento, solo con il tasto Tab e Invio. Se ti blocchi, si blocca anche chi non può usare il mouse.
- Correggi il tema, non le singole pagine. La maggior parte dei problemi sta nei modelli: si sistemano una volta per tutto il sito.
- Pubblica le informazioni sull'accessibilità e un modo semplice per segnalare un problema.
Quanto costa mettersi in regola
Dipende da com'è fatto il sito. Su un sito recente le correzioni sono spesso piccole e si fanno a ore, € 60 l'ora. Su un sito vecchio, con un tema pesante e tanti plugin, a volte conviene rifarlo: un rifacimento con i redirect parte da € 3.000, un nuovo e-commerce da € 4.500.
Nei siti nuovi i criteri si controllano prima del lancio, con test automatici e prove da tastiera, come per la checklist di un rifacimento. Se stai scegliendo la piattaforma del negozio, nella nota su WooCommerce o Shopify trovi anche cosa controllare sul tema. Tutti i servizi sono nella pagina siti ed e-commerce.
Questa nota spiega le regole in modo pratico e non è una consulenza legale. Per i casi dubbi sull'esenzione conviene sentire il proprio consulente.
