La differenza in una frase
Un'app installabile, che i tecnici chiamano PWA (Progressive Web App), è un sito costruito per comportarsi come un'app: si aggiunge alla schermata Home, si apre a schermo intero senza la barra del browser e può mandare notifiche. Un'app negli store è un programma che il cliente scarica da App Store o Google Play, dopo che Apple o Google l'hanno approvato.
Per un'azienda la domanda pratica non è quale tecnologia sia migliore, ma un'altra: ti serve davvero lo store, o ti serve un'icona sul telefono dei tuoi clienti e dei tuoi dipendenti? Nella maggior parte dei casi che vedo (prenotazioni, area clienti, ordini dei rivenditori, rapportini dei tecnici) basta la seconda.
Come si installa un'app dal sito
L'installazione cambia da un sistema all'altro, ed è il punto su cui conviene preparare bene i clienti.
- Android. Chrome propone di installare l'app con un avviso o dal menu. Su dispositivi con i servizi Google l'app installata diventa una WebAPK: compare tra le app, nelle impostazioni e nel cassetto delle applicazioni come le altre.
- iPhone e iPad. Non c'è un avviso automatico: l'utente tocca Condividi e poi Aggiungi alla schermata Home. Da iOS 16.4 si può fare anche da Chrome, Edge e Firefox, non solo da Safari, come spiega la guida di MDN.
- Computer. Chrome ed Edge installano l'app su Windows, Mac e Linux; Safari su Mac, da macOS Sonoma, permette "Aggiungi al Dock". Firefox per computer invece non installa le app dal sito.
Dal lato tecnico servono poche cose: il sito in HTTPS, un file "manifest" con nome, icone e modalità di apertura, e di solito un piccolo programma in background (il service worker) che permette di aprire l'app anche con rete scarsa. Visto che su iPhone non c'è l'avviso automatico, conviene mostrare nell'app stessa due righe di istruzioni con le icone giuste.
Notifiche push: cosa si può fare oggi
Le notifiche sono il motivo per cui molte aziende pensavano di aver bisogno di un'app negli store. Non è più così.
- Android e computer: le notifiche dal sito funzionano da anni nei browser principali.
- iPhone e iPad: dal rilascio di iOS e iPadOS 16.4 le app aggiunte alla schermata Home possono ricevere notifiche push, che arrivano sulla schermata di blocco e nel Centro Notifiche come quelle delle altre app. Possono anche mostrare il numero sull'icona.
Ci sono due condizioni da rispettare su iPhone, ed è lì che molti progetti inciampano:
- L'app deve essere sulla schermata Home. Un sito aperto in Safari non può chiedere il permesso per le notifiche.
- Il permesso si chiede dopo un tocco. La richiesta deve partire da un'azione dell'utente, per esempio un pulsante "Avvisami quando il mio ordine è pronto". Un avviso che compare da solo all'apertura non funziona.
Cosa serve per pubblicare negli store
Pubblicare su App Store e Google Play è possibile, ma ha costi e passaggi che con un'app installabile non esistono.
| Voce | App Store (Apple) | Google Play |
|---|---|---|
| Account sviluppatore | Apple Developer Program, 99 USD per anno di iscrizione o l'equivalente in valuta locale | 25 USD una tantum per la registrazione |
| Per le aziende | Serve un numero D-U-N-S intestato alla società, che Apple indica come gratuito | Account di tipo organizzazione, con le verifiche previste da Google |
| Revisione | Ogni versione viene controllata secondo le linee guida di Apple | Ogni versione viene controllata; i nuovi account personali hanno requisiti di test prima della pubblicazione |
| App con PWA dentro | Apple chiede che l'app offra più di un "sito reimpacchettato" (linea guida 4.2) | Si può impacchettare la PWA con le Trusted Web Activity |
I costi possono cambiare: prima di decidere, controllali sulle pagine ufficiali che ho linkato. A questi si aggiungono il lavoro per preparare schede, immagini e testi dello store, e quello per seguire le revisioni.
Un dettaglio utile per chi vende: le linee guida di Apple prevedono che i beni fisici e i servizi fruiti fuori dall'app, come un prodotto spedito o una prenotazione, si paghino con metodi diversi dall'acquisto in-app (regola 3.1.3(e)). Per un negozio o un servizio di prenotazione, quindi, lo store non impone le sue commissioni sugli acquisti, ma resta tutto il resto: account, revisioni, aggiornamenti.
Gli aggiornamenti: il vantaggio più sottovalutato
Con un'app installabile pubblichi la nuova versione sul server e i clienti la ricevono alla prossima apertura. Nessuna revisione da aspettare, nessun utente rimasto alla versione vecchia perché non ha aggiornato.
Con un'app negli store ogni modifica, anche la correzione di un testo, passa da una nuova versione, un invio e una revisione. Nel frattempo convivono più versioni dell'app, e il sistema che c'è dietro deve gestirle tutte.
Per un'app che cambia spesso, come un listino per i rivenditori o un modulo di prenotazione con regole stagionali, è la differenza più concreta di tutte.
I limiti reali dell'app installabile
Un'app installabile non è la risposta a tutto. I limiti da conoscere:
- Niente vetrina. Non compare nelle ricerche dello store. Se il tuo piano è farti trovare da chi cerca "app per…" su App Store, ti serve lo store.
- Installazione meno guidata su iPhone. Il cliente deve fare due tocchi che non conosce: va accompagnato con istruzioni chiare.
- Funzioni del telefono. Fotocamera, posizione e notifiche sono disponibili; alcune funzioni più profonde del sistema, o di dispositivi esterni, no o non su tutti i telefoni. Se l'app deve dialogare con un accessorio Bluetooth o lavorare a lungo in background, verifica caso per caso.
- Differenze tra iPhone e Android. Su iPhone l'app installata gira in un ambiente suo, e web.dev avverte che archiviazione e comportamento possono differire dalla scheda del browser: in pratica chi era entrato nel sito con Safari spesso deve rifare l'accesso dentro l'app.
Il confronto in una tabella
Se devi spiegare la scelta a un socio o a un collega, questa è la sintesi.
| Aspetto | App installabile (PWA) | App negli store |
|---|---|---|
| Dove si trova | Sul tuo sito, con un link o un QR code | Nelle ricerche di App Store e Google Play |
| Installazione | Dal browser; su iPhone con due tocchi da spiegare | Dallo store, con un gesto che tutti conoscono |
| Aggiornamenti | Alla prossima apertura, per tutti | Nuova versione, revisione, aggiornamento dell'utente |
| Sistemi coperti | Android, iPhone, iPad e computer con un solo codice | Di solito una versione per sistema, o un framework che le genera |
| Notifiche | Sì, su iPhone da iOS 16.4 e solo dalla schermata Home | Sì |
| Costi fissi | Nessun account sviluppatore | Account Apple ogni anno, Google una tantum |
La riga che decide più spesso è la prima: se i tuoi utenti ti conoscono già (clienti, dipendenti, rivenditori), il link lo dai tu e lo store non aggiunge nulla. Se invece devi farti trovare da sconosciuti, lo store diventa un canale vero, con le sue regole.
Come scegliere: un esempio
Prendiamo un caso inventato: Lavanderia Aurora, tre negozi tra Como e Cantù, vuole che i clienti prenotino il ritiro a domicilio, vedano lo stato dei capi e ricevano un avviso quando sono pronti. Vuole anche che i fattorini vedano il giro del giorno.
Le esigenze sono: prenotazione, area clienti, notifica "capi pronti", elenco ritiri per i fattorini con mappa. Nessuna richiede funzioni speciali del telefono; nessuno cerca "lavanderia" su App Store; il servizio cambia orari e prezzi a ogni stagione.
La scelta sensata è un'app installabile:
- Una sola web app per clienti e fattorini, con ruoli diversi.
- Installabile su Android, iPhone e computer del negozio, con una pagina che spiega come aggiungerla alla schermata Home.
- Notifiche "capi pronti", chieste con un pulsante dopo la prima prenotazione.
- Se un giorno servirà lo store, la stessa app potrà essere impacchettata per Google Play, e valutata per l'App Store aggiungendo funzioni che vanno oltre il sito.
Sarebbe stata diversa la scelta se l'app fosse il prodotto stesso, per esempio un'app venduta a migliaia di utenti, o se dovesse comandare un macchinario via Bluetooth.
Gli errori più comuni
- Partire dallo store perché "un'app vera sta lì". Per un'app di servizio, clienti e dipendenti la cercano sul tuo sito o la ricevono da te, non nello store.
- Chiedere le notifiche all'apertura. Su iPhone non funziona, e ovunque irrita: chiedile quando l'utente ha un motivo per volerle.
- Non spiegare l'installazione su iPhone. Senza istruzioni, molti clienti useranno il sito nel browser e non riceveranno notifiche.
- Mettere nello store un sito impacchettato. Apple può rifiutarlo; meglio decidere prima cosa l'app offre in più.
- Dimenticare chi ha già l'accesso nel browser. Su iPhone l'app installata può non ritrovare la sessione aperta in Safari: prevedi un accesso semplice.
La checklist
- Elenca chi userà l'app (clienti, dipendenti, rivenditori) e cosa deve fare.
- Segna le funzioni del telefono che servono davvero: fotocamera, posizione, notifiche, Bluetooth.
- Chiediti se ti serve essere trovato nello store, o se l'app la distribuisci tu.
- Valuta quanto spesso cambierà: più cambia, più conta l'aggiornamento immediato.
- Se scegli l'app installabile, prepara le istruzioni per iPhone e Android.
- Se scegli lo store, metti in conto account sviluppatore, schede, revisioni e versioni da mantenere.
Quanto costa
Rendere installabile una web app, con manifest, icone, funzionamento con rete scarsa, istruzioni di installazione e notifiche, parte da € 2.000, con tempi di 3 settimane. Se l'app va costruita da zero, si parte dal primo modulo, da € 6.000, e per prenotazioni e calendari da € 3.500.
Dopo il lancio, server, backup, aggiornamenti e piccole modifiche sono coperti dal piano di assistenza per web app, da € 190. Se invece ti serve la pubblicazione negli store, ai costi di sviluppo si aggiungono gli account sviluppatore di Apple e Google e il tempo per seguire le revisioni, da stimare sul tuo caso.