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Integrazioni · 8 min di lettura

Fatturazione elettronica dal sito: cosa serve davvero per lo SdI

Autore
Nicola ToralboDigital Dew
Pubblicato
Aggiornato 17 ottobre 2026
Per chi
Aziende che vogliono fatturare dal sito o dal gestionale onlineIntegrazioni
In brevePer fatturare dal sito servono quattro cose: un file XML nel formato dell'Agenzia delle Entrate, l'indirizzo telematico del cliente (codice destinatario o PEC), un canale per trasmetterlo allo SdI, di solito tramite un provider, e qualcuno che legga ricevute e scarti. Il sito raccoglie i dati; il resto lo fa il programma di fatturazione.

Il punto di partenza: cosa fa davvero lo SdI

Il Sistema di Interscambio (SdI) è il "postino" dell'Agenzia delle Entrate: riceve il file della fattura, lo controlla e lo consegna al cliente. Come scrive l'Agenzia, le fatture elettroniche vanno sempre inviate ai clienti attraverso lo SdI: una fattura mandata solo per email non conta come emessa.

Il sito, da solo, non "fa" la fattura elettronica. Il percorso ha sempre quattro pezzi:

  1. I dati: il sito raccoglie cliente, prodotti, prezzi e dati fiscali.
  2. Il file: un programma di fatturazione trasforma quei dati in un file XML nel formato richiesto.
  3. Il canale: il file viene trasmesso allo SdI, quasi sempre tramite un provider.
  4. Le risposte: lo SdI manda una ricevuta o uno scarto, e qualcuno deve leggerli.
Una premessa importante

Non sono un commercialista. In questa nota spiego come funziona la parte tecnica, con i riferimenti alle fonti ufficiali. Regime fiscale, tempi di emissione, casi particolari e qualsiasi scelta che riguarda le tue tasse vanno confermati con il tuo commercialista.

Il file: un XML, non un PDF

La fattura elettronica differisce da quella di carta per due aspetti, spiega l'Agenzia delle Entrate: è un file in formato strutturato XML, ed è trasmessa tramite lo SdI. Il PDF che mandi al cliente è solo una copia leggibile; il documento valido è l'XML.

XML vuol dire che ogni dato sta in un campo con un nome preciso: il cedente (chi vende), il cessionario (chi compra), il tipo di documento, il numero, la data, le righe, l'imponibile, l'aliquota, l'imposta. Il tipo di documento si indica con un codice: per esempio TD01 è la fattura e TD04 la nota di credito, come si vede nella guida alla compilazione dell'Agenzia.

Lo stesso ordine visto come PDF per il cliente e come file XML per lo SdI: ogni dato in un campo con il suo nome.

Nessuno scrive questi file a mano. Li genera il programma di fatturazione (un gestionale, Fatture in Cloud, Danea, un software del provider) partendo dai dati che il sito gli passa. Il compito del sito è passare dati completi e corretti.

L'indirizzo del cliente: codice destinatario o PEC

Lo SdI consegna la fattura all'indirizzo telematico scritto nel file. Secondo l'Agenzia, il campo "Codice destinatario" si compila così:

  • con il codice di 7 caratteri comunicato dal cliente, che di solito identifica il suo programma di fatturazione;
  • con "0000000" più la PEC del cliente, se ha comunicato una PEC;
  • con "0000000" se il cliente è un consumatore finale o un'azienda che non ha comunicato né codice né PEC. In questo caso la fattura viene messa a disposizione nella sua area riservata del portale "Fatture e Corrispettivi", e va data al cliente una copia, anche in PDF.

Un dettaglio utile: le aziende possono registrare presso lo SdI un indirizzo predefinito, che prevale su quello scritto in fattura. Quindi un codice destinatario sbagliato non sempre blocca la consegna, ma è comunque un errore da evitare.

Tre clienti, tre casi: codice destinatario, PEC, consumatore finale. Lo SdI consegna ciascuna fattura all'indirizzo giusto o la mette nell'area riservata.

Per il sito questo significa una cosa concreta: il checkout deve chiedere questi dati, distinguendo privati e aziende, e controllarli prima del pagamento. Ne parlo nel dettaglio nella nota su Fatture in Cloud e WooCommerce.

Il canale: come arriva il file allo SdI

L'Agenzia e il sito fatturapa.gov.it elencano i modi per trasmettere il file:

  • Portale "Fatture e Corrispettivi": si carica il file XML a mano, o lo si compila con la procedura web gratuita dell'Agenzia. Va bene per poche fatture, non per un sito.
  • PEC: si allega il file a un messaggio PEC indirizzato allo SdI. Non serve accreditamento, ma va gestita la casella e le risposte arrivano lì.
  • Canale telematico (web service o SFTP): un collegamento diretto e sempre attivo tra i tuoi server e lo SdI. Richiede un accreditamento e, come scrive l'Agenzia, è rivolto a chi ha una struttura informatica presidiata e grandi volumi di fatture.
  • Un intermediario o provider: un soggetto terzo che trasmette e riceve le fatture per tuo conto. L'Agenzia lo prevede espressamente: lo SdI accetta le fatture anche da un canale non gestito direttamente da chi le emette.

Per un sito o un e-commerce la strada normale è l'ultima: il programma di fatturazione o il provider ha già il suo canale con lo SdI e offre delle API. Il sito manda i dati, il provider genera l'XML, lo trasmette e restituisce lo stato. Non devi accreditarti né tenere un server collegato allo SdI.

Le risposte dello SdI: ricevute e scarti

Dopo l'invio lo SdI fa dei controlli: che ci siano i dati obbligatori, che partita IVA e codice fiscale esistano nell'Anagrafe Tributaria, che il codice destinatario sia compilato, che imponibile, aliquota e IVA siano coerenti, che il file non sia un doppione. I tempi, secondo l'Agenzia, vanno da pochi minuti a un massimo di 5 giorni nei momenti di carico.

Le risposte possibili sono tre:

  • Ricevuta di consegna: la fattura è stata recapitata. Contiene l'identificativo SdI, un numero che identifica il file in modo univoco.
  • Ricevuta di impossibilità di recapito: i controlli sono passati, ma l'indirizzo del cliente non era raggiungibile, o il codice era "0000000". La fattura è nell'area riservata del cliente, ed è bene avvisarlo per altre vie, per esempio con un'email.
  • Notifica di scarto: un controllo non è passato. La notifica indica un codice d'errore e il motivo. Una fattura scartata non è mai stata emessa: va corretta e reinviata. L'Agenzia suggerisce di rifarla con la stessa data e lo stesso numero.
Tre fatture inviate, tre esiti: consegnata, messa a disposizione nell'area riservata, scartata con il codice d'errore. Lo scarto genera subito un avviso.

Un'integrazione fatta bene salva lo stato di ogni fattura accanto all'ordine e avvisa una persona appena arriva uno scarto, con il motivo già scritto. Senza questo passaggio, gli scarti si scoprono a fine mese, quando il commercialista non trova le fatture.

I tempi: quando va emessa la fattura

Qui la parte tecnica incontra quella fiscale, quindi riporto solo le regole generali delle fonti ufficiali:

  • Fattura immediata: secondo la guida alla compilazione dell'Agenzia, il venditore la emette entro dodici giorni dall'effettuazione dell'operazione. La circolare 14/E del 2019 chiarisce che la data nel file resta quella dell'operazione, anche se l'invio avviene nei giorni successivi.
  • Fattura differita: si può emettere entro il giorno 15 del mese successivo, rilasciando al momento dell'operazione un documento di trasporto o equivalente, come ricorda l'Agenzia.

Quale sia il momento di "effettuazione" nel tuo caso (pagamento, spedizione, consegna), se usare la fattura immediata o differita e come trattare le vendite ai privati sono domande per il commercialista. Dal lato tecnico conta che la regola sia scritta e che l'integrazione la applichi sempre allo stesso modo.

Cosa deve fare il sito, in pratica

Messo tutto insieme, il lavoro del sito e dell'integrazione è questo:

  1. Raccogliere i dati fiscali al checkout, con i controlli: partita IVA, codice fiscale, codice destinatario o PEC.
  2. Passare l'ordine al programma di fatturazione nel momento deciso, con righe, IVA, spedizione e sconti.
  3. Lasciare la numerazione a un solo programma: quello di fatturazione, mai il sito.
  4. Salvare l'esito di ogni invio accanto all'ordine: identificativo SdI e stato.
  5. Avvisare una persona in caso di scarto o di mancata consegna.
  6. Mandare la copia al cliente, per esempio in PDF con l'email di conferma.
  7. Gestire i rimborsi con note di credito, collegate alla fattura originale.

Resta la conservazione a norma delle fatture, che l'Agenzia offre anche come servizio gratuito e che molti provider includono: va attivata, e il commercialista sa dirti quale soluzione usate già. Se vuoi ricevere nello stesso flusso anche le fatture dei fornitori, si può aggiungere la lettura delle fatture passive.

Gli errori più comuni

  1. Partita IVA o codice fiscale inesistenti. Lo SdI li verifica nell'Anagrafe Tributaria e scarta la fattura. Un controllo di formato al checkout ne evita molti.
  2. Codice destinatario scritto male, per esempio con una lettera al posto di una cifra.
  3. Totali che non tornano per arrotondamenti o IVA calcolata in modo diverso tra sito e gestionale.
  4. Due programmi che numerano: buchi e doppioni nella numerazione.
  5. Scarti non letti. La fattura per il fisco non esiste finché non viene reinviata.
  6. Nessuna copia al cliente privato, che non sa dove trovare la sua fattura.

Checklist prima di partire

  1. Chiedi al commercialista quando emettere, a chi e con quale regime.
  2. Scegli il programma di fatturazione o il provider che trasmette allo SdI.
  3. Verifica che abbia un'API per creare fatture e leggerne lo stato.
  4. Aggiungi al checkout i campi fiscali, con privato/azienda e controlli.
  5. Decidi chi numera (uno solo) e con quale sezionale.
  6. Decidi chi riceve gli avvisi di scarto e in quanto tempo li gestisce.
  7. Prevedi le note di credito per i rimborsi.
  8. Verifica con il commercialista la conservazione.

Quanto costa

Collegare il sito alla fatturazione elettronica parte da € 1.500, con attivazione in 10 giorni. La ricezione delle fatture passive nello stesso flusso si aggiunge da € 700. Il costo del provider che trasmette le fatture allo SdI è a parte: lo scegliamo insieme in base al volume, e la conservazione a norma la fa il servizio scelto.

Il prezzo dipende da quanti tipi di cliente hai (privati, aziende, esteri), da quanto il checkout va adattato e da cosa deve succedere quando arriva uno scarto. Se usi già Fatture in Cloud, buona parte del lavoro passa da lì: trovi i dettagli nella pagina dell'integrazione con WooCommerce.

Foto
Nicola Toralbo

Fondatore di Digital Dew, studio di sviluppo dal 2009.

02Domande frequenti

Domande sull'articolo.

Risponde Nicola Toralbo
Aggiornato 17 ottobre 2026

01Quanto costa collegare il sito allo SdI?

Da € 1.500, con attivazione in 10 giorni. Il costo del provider che trasmette le fatture è a parte e dipende dal servizio scelto e dal numero di fatture.

02Il sito può mandare le fatture allo SdI da solo?

Tecnicamente sì, con un canale accreditato presso lo SdI, ma è pensato per chi invia grandi volumi. Per una PMI è più semplice passare da un programma di fatturazione o da un provider con API.

03Cosa succede se una fattura viene scartata?

Per il fisco è come se non fosse mai stata emessa. Va corretto l'errore indicato nella notifica e la fattura va reinviata; l'Agenzia suggerisce di mantenere la stessa data e lo stesso numero.

04Ai clienti privati devo chiedere il codice destinatario?

No: per i consumatori finali si usa il codice "0000000" e la fattura resta disponibile nella loro area riservata. Va però data loro una copia, per esempio in PDF.

05La firma digitale è obbligatoria?

Per le fatture tra privati e verso consumatori lo SdI accetta anche file non firmati. Se il file è firmato, lo SdI controlla che la firma sia valida.

06Mi dici tu quando emettere la fattura?

No: tempi, regimi e casi particolari vanno decisi con il commercialista. Io imposto il sito e l'integrazione perché rispettino quelle regole.

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